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Per anni le piattaforme americane hanno giocato in casa propria, anche quando operavano in Italia. Dati non comparabili, metodologie proprietarie, controlli praticamente impossibili. Netflix sapeva quanti italiani guardavano le sue serie. YouTube sapeva quanto tempo passavano su ogni video. Ma il mercato pubblicitario italiano – editori, televisioni, centri media, inserzionisti – doveva fidarsi sulla parola. O quasi.
Ora qualcosa sta cambiando. Il 25 marzo scorso l’Agcom ha emesso una ...
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