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“Ho conservato le pagine in cui spiegavo ai futuri soci che Chiarelettere non sarebbe stata soltanto un’editrice di libri. Ho vissuto il modello tradizionale di grandi case editrici e volevo staccarmi anche da un’organizzazione del lavoro che definirei ancora di tipo fordista. Puntavo a una casa editrice che producesse contenuti da veicolare su diverse piattaforme con stili diversi e per pubblici differenti. In caso contrario, avremmo tagliato fuori una larga fetta di pubblico, quella dei ...
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