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Ci sono libri che uno non dovrebbe scrivere mai. Se proprio gliene viene la voglia, dovrebbe tagliarsi le mani. Se non altro perché sono fonte più di frustrazione che di gioia. Uno ci mette la passione, è pure convinto che l’argomento sia di rilievo, spera che magari qualcuno ne parli non tanto per lusingare la vanità dell’autore quanto perché davvero l’argomento meriterebbe di essere preso in considerazione e invece niente. Zero carbonella. Silenzio. Sorrisini di sufficienza. Sbuffi. Anche ...
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