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C’era un uomo che pochi (per lo più gente matura d’età se non proprio vecchi) conoscono. Era un uomo libero anche nelle sue contraddizioni, di una cultura elaborata come raramente succede nel mondo del giornalismo, intellettuale con vero intelletto senza gesti arcigni, senza supponenze ma poco tollerante della banalizzazione dei rapporti. Si chiamava Giuseppe Prezzolini, e quando mio padre (che gli era amico e quasi coetaneo) me ne parlava, io alzavo le spalle pensando che si trattasse di ...
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